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Campagne di scavi 2000-2001 PDF Stampa E-mail
La Missione Archeologica Italiana, promossa dal Dipartimento di Archeologia dell'Università di Bologna, ha operato a Phoinike per il primo anno fra settembre e ottobre 2000, cui è seguita la seconda campagna negli stessi mesi del 2001. I primi lavori hanno riguardato innanzi tutto le strutture ancora visibili: si è proceduto a una capillare ricognizione della sommità dell'acropoli, estesa poi a parte dei declivi e della città bassa. La sommità della collina è stata divisa in settori, sulla base delle evidenze documentate già da Ugolini, dove hanno operato diverse "squadre", procedendo a rilevamenti descrittivi, grafici e fotografici del visibile. L'intera documentazione è stata ricondotta a un rigoroso rilievo generale, eseguito con la stazione totale, che sarà la base di ogni futura ricerca, sostituendo quello antico della Missione diretta da Ugolini, valido nella sostanza, ma che deve essere corretto e naturalmente integrato in più di un punto.
Si è così potuto confermare l'esistenza della città bizantina, con fortificazioni, case ed edifici sacri, nel settore orientale della collina dell'acropoli antica. Qui un saggio di scavo, limitato ma significativo, ha indicato la presenza di una chiesa con annesso cimitero. Il centro della vita urbana di età classica ed ellenistica è sicuramente posto nel pianoro più largo, dove Ugolini scavò il thesaurós, e dove poco lontano abbiamo potuto localizzare un imponente impianto termale d'età romana. Nel 2001 sono continuati i lavori nel thesauròs, in realtà un piccolo tempio distilo in antis. Seriamente danneggiato dai lavori di messa in opera di impianti militari nel corso degli anni Sessanta del Novecento, a questo edificio si sono riservate cure particolari, per la sua conservazione, restauro e interpretazione. La zona circostante è stata oggetto di ulteriori ricerche nella campagna 2002.Nel settore occidentale dell'acropoli, sul pendio della collina, è situato il grande teatro, d'impianto ellenistico e con rifacimenti d'età romana e più a monte vaste aree probabilmente pubbliche, in parte danneggiate da lavori in passato eseguiti a scopi militari (come purtroppo è avvenuto per tutta la parte alta della città antica) e per ricerche petrolifere. Nella scena del teatro (in laterizio, di età romana medio-imperiale) sono riprese le ricerche, già avviate nei primi anni Ottanta, ma non documentate. Lo stato di conservazione delle strutture è assai precario, ma l'edificio doveva essere imponente, con frontescena articolato in nicchie e forse tre grandi porte.
Tutto il versante sud della collina fu certamente terrazzato in età ellenistica, per ricavare soprattutto spazi abitativi.
E' questa forse la caratteristica più rilevante dell'urbanistica della città che abbiamo potuto documentare coi primi due anni del nostro lavoro. Molti dei tratti murari in poderosa opera quadrata, interpretati da Ugolini come parti della cinta muraria, sono in realtà opere di terrazzamento a mezzacosta o verso la sommità. Di questo settore urbano è stato ripreso lo scavo, avviato alla fine degli anni Ottanta del Novecento da archeologi albanesi in un settore a terrazze con impianti abitativi su più livelli. Uno di essi è la Casa dei due peristili (come è stata denominata), munita di cortili porticati, vani pavimentati in cocciopesto, magazzini affacciati su una strada che risale la collina. L'impianto fa parte di un programma urbanistico della fine del IV secolo a.C., poi gradualmente eseguito nel corso del secolo seguente; le strutture sono state abitate almeno fino alla media età imperiale romana.
Infine le ricognizioni sono state estese alla città bassa e al territorio immediatamente circostante. La necropoli meridionale e diversi edifici di età romana sono stati localizzati entro e accanto al villaggio di Finiq. Nel corso della campagna del 2001 si è eseguito un grande saggio accanto a un monumento funerario ellenistico "ad ara", con la scoperta di tombe sia del III-II sec. a.C. che di piena età romana (fino all'età degli Antonini), fra cui un'importante sepoltura femminile entro cassone di pietra, del II sec. a.C., nella quale si è recuperato un ricco corredo, del quale fanno parte circa 40 vasi di diverse funzioni e tipologie. Nella stessa zona esistono anche tracce di importanti ville tardoantiche. Un'attività significativa è stata anche quella del recupero di materiali dispersi, fra cui sculture, materiale numismatico e fittile, pezzi architettonici. Tutti gli oggetti, sia quelli scoperti coi nostri primi scavi che quelli raccolti in superficie o recuperati, sono stati documentati con schede descrittive, disegni e fotografie, e consegnati a funzionari dell'Istituto Archeologico Albanese, con deposito in locali messi a disposizione della Missione a Saranda.
Vanno infine ricordati - come attività della Missione nel campo importantissimo della salvaguardia e della documentazione del patrimonio archeologico albanese - alcuni interventi d'urgenza su strutture di scoperta fortuita e destinati a sicura distruzione, senza neppure una soddisfacente documentazione. Come esempio significativo si ricorda l'intervento per documentare le tombe ellenistiche venute casualmente in luce presso Jorgucat, nei pressi del confine greco-albanese di Kakavia, in occasione dell'apertura di una moderna arteria stradale che conduce ad Argirocastro.